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2000
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Se è vero che il linguaggio poetico, irriduttibile per il suo organico intreccio di significati e significanti, esige, al traduttore che voglia darne una versione autonoma, l'abbandono di ogni pretesa letteralità e la ricerca, con materiali aprossimabili a quelli originali, di nuovi equilibri testuali, è pur vero che anche il linguaggio narrativo, marcato come ogni altro codice letterario, può riservare a un traduttore l'onere di una quasi-riscrittura, cioè di un esercizio di destrutturazione e di ricomposizione del tessuto linguistico originale attento a cogliere e a isolare, prima di rifonderle nel nuovo sistema linguistico del testo traslato, le molteplici componenti dell'amalgama
Artículo
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Italiano
Universitat Autònoma de Barcelona
Reproducció del document publicat a: https://doi.org/10.5565/rev/qdi.183
Quaderns d'Italià, 2000, num. 4/5, p. 173-196
https://doi.org/10.5565/rev/qdi.183
cc-by-nc (c) Gavagnin, Gabriella, 2000
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